#41 Benvenuto celebrity styling

Certo che tutti questi look di Sanremo sono stati una botta di vita, dopo un anno di quasi niente (ma anche i Golden Globe in versione phygital non sono andati mica così male). Anche la newsletter ha un vestito nuovo, come potete vedere, che non è un tributo alla nuova zona arancio-rafforzata della Lombardia ma il risultato di un lavoro fatto con Studio Pesca e che comprende anche il restyling del mio sito. Ci trovate un po' di informazioni su quello che faccio e vi rimanda qui per il nostro appuntamento settimanale.

Ma torniamo al Festival. I look li abbiamo visti (qui il riassunto con i crediti) e commentati in queste sere perché, lasciatemelo dire, ultimamente oltre che virologi e astronauti siamo anche tutti massimi esperti di styling, tra un pantalone che casca troppo largo rispetto a una scarpa e un mix di rossi giudicato azzardato (non sapevo ci fosse un limite massimo!). Al di là delle pagelle per me questa edizione è stata la (bella) conferma che anche in Italia il celebrity styling è arrivato e che, no, nessuno va più sul palco di Sanremo con una cosa che aveva già nell'armadio o comprata in una boutique sulla base del proprio gusto personale. Basta citare certi nomi - Bowie su tutti - per dire che un cantante (ma anche un attore) può e deve comunicare con il pubblico anche attraverso la sua immagine. Se Bowie resterà unico nella storia, oggi quella roba lì si è definitivamente trasformata in un grande ingranaggio in cui convivono mondo dello spettacolo, moda e marketing. Prima di partire, se volete, Vogue UK aveva spiegato cosa fa di preciso il celebrity stylist.

L'unico da cui vorrei le pagelle di Sanremo

Chi è iscritto da molto sa che il tema mi è particolarmente caro perché è il primo di cui ho scritto per l'edizione cartacea di iO Donna. All'epoca (quattro anni è preistoria per come vanno veloci le cose oggi) mi aveva molto colpita il lavoro che Micaela Erlanger stava facendo sull'immagine di Lupita N'Yongo per la promozione del film Marvel Black Panther che, pur essendo un film di supereroi, era stato preso molto sul serio, anche per l'attivismo degli attori protagonisti (compreso Chadwick Boseman). Red carpet dopo red carpet, Lupita era sempre vestita con abiti da combattente: non più la tutina iper tecnologica del film ma abiti su misura dei grandi brand tra cui questo, pazzesco, di Versace 👇🏻 Un lavoro di promozione del film - e dei valori che questo voleva comunicare - fatto attraverso gli abiti dell'attrice co-protagonista, figo, no?

Il 2018 è stato anche l'anno dei Golden Globes tutti in nero a supporto del movimento #MeToo, un'iniziativa che aveva tirato fuori più fantasia del solito. Insomma, stavano succedendo un bel po' di cose e Hollywood Reporter aveva stilato una classifica dei celebrity stylist più potenti del momento. Li ho messi in una guida su Instagram, insieme ad altri nomi che sono cresciuti dal 2018 a oggi e che valeva la pena segnalare. Proprio pochi giorni fa Jason Bolden e Law Roach hanno fatto una diretta su Instagram in cui hanno parlato del loro lavoro e delle sfide che gli si presentano come creativi neri che lavorano quasi esclusivamente con artisti neri. Sempre Bolden è il protagonista della docu-serie Netflix Styling Hollywood che vi avevo segnalato qualche mese fa.

Dal 2018 a oggi i red carpet moments rilevanti sono stati molti (ecco, nel 2020 mica tanto) e qualcosa si è visto anche da noi. Fa impressione pensare al casino che avevano messo su Achille Lauro e il suo team con la tutina di Gucci a Sanremo e la relativa freddezza con cui sono stati accolti i suoi look quest'anno: come dire, "ormai ci siamo abituati". Non è un male perché ora però forse abbiamo capito che lo styling è un mezzo di comunicazione come un altro e davanti a Lauro con la treccia come Mina non commentiamo più solo "ma perché?!" ma magari andiamo a cercare la reference e approfondiamo un po'. Nick Cerioni cura tutta l'immagine di Lauro dall'anno scorso, ma anche di quella di Jovanotti (vi ricordate gli abiti su misura per concerti in spiaggia?), dei Maneskin e di Orietta Berti, per la quale ha fatto creare a Giuliano Calza di GCDS degli abiti per il Festival. Non tutti i celebrity stylist sono uguali: Nick è il più narrativo dei "nostri" (questo perché è anche un art director), le sue scelte hanno sempre un significato e non sono mai solo estetiche.

Ramona Tabita ha iniziato con Ghali costruendo quella che è - secondo me - l'immagine di un artista più solida oggi in Italia attraverso un percorso che andrebbe raccontato a parte, magari un giorno ci torniamo. Con Elodie sta facendo un lavoro sulla sensualità in un momento in cui lo stesso termine "sensualità" è guardato con sospetto da tantissime donne - e certo, finché succede che a Sanremo giustificano la tua presenta con l'essere bella e il saper stare un passo indietro... Meglio non tornare su certi argomenti. La presenza come co-conduttrice del Festival di Elodie era una sfida proprio per questo e mi sembra che sia filato tutto liscio, vestiti compresi. Ramona è anche quella che sperimenta di più con i brand: a Elodie ha già fatto indossare i capi di AndreAdamo e Alessandro Vigilante.

Non sono gli unici celebrity stylist in Italia, ho fatto un'altra guida con tutti i nomi che ho trovato (se ne avete altri da segnalarmi sapete che sono qui). Ma veniamo al punto. Per chi tutto questo è importante, oltre che per l'artista che in questo modo comunica più facilmente con il pubblico (e quindi prova ad accrescere la sua fama)? Per i brand, naturalmente. È l'argomento che ritorna più spesso in questa newsletter, quello del "cosa stanno facendo i brand per raggiungere nuovi potenziali consumatori". Non si può calcolare il guadagno per Versace del post di Fedez in cui svela l'iniziale della bimba che sta per avere con Chiara Ferragni con una camicia del brand (indossata, in un altro post, anche dal loro primo figlio, Leone). Però c'è e cresce esponenzialmente in base a quanto il connubio artista-marchio funziona. Ecco perché il ruolo del celebrity stylist sta diventando più rilevante: i brand vogliono sperimentare azioni di marketing alternative (un altro esempio è quello della presenza nelle serie tv) e per farlo hanno bisogno di un connettore, qualcuno che faccia un lavoro di analisi, ricerca, editing (e tutti gli sbattimenti connessi, come stirare un abito con l'ansia che costi più della tua vita o rimediare a una crisi d'identità dell'ultimo momento 🙈).

P.S. Alla fashion week ci pensiamo settimana prossima, ok?
P.P.S. Vi ricordate che settimana scorsa il tema era quello del non dare solo spazio ai soliti nomi? Bene, ora vi aspetto in edicola: su iO Donna trovate un mio pezzo a proposito del nuovo design di moda italiano e dei suoi valori, con interviste a Marco Rambaldi, Salvo Rizza di Des Phemmes e Federico Cina.


MODA DA LEGGERE

MODA DA SFOGLIARE, VEDERE, ASCOLTARE

  • Queta settimana Lindsay Peoples Wagner, una delle mie persone preferite nell'editoria di moda e temo (per me) mia coetanea, ha lasciato la direzione di Teen Vogue per quella di The Cut. E io feliciona. Nel frattempo però date un'occhiata ad alcune delle cover che ha realizzato come editor-in-chief di uno dei progetti più sottovalutati degli ultimi anni

  • Io ve lo dico da un sacco che dovremmo tornare alle televendite, e Coach mi ha presa alla lettera 💅🏻

  • Dove c'è Roversi io segnalo: fino alla fine di marzo nel negozio di Giada di via Montenapoleone a Milano sono esposti otto suoi scatti e un video di making of 👇🏻

MODA DA COMPRARE

MODA DA GUARDARE

Qualche volta mi è stato chiesto se penso che la fotografia di street style sia morta. Ora più che altro è congelata dal COVID e dalla mancanza di eventi dal vivo, ma è evidente che da tempo la vera fotografia di street style fosse stata soppiantata da una serie di robe posate e accordate con sempre gli stessi protagonisti e, almeno per me, molto poco interessante. Se vi mancano un po' di original vibes c'è @milanesiamilano.