La moda, il sabato mattina

La moda, il sabato mattina

Come si entra nella moda, secondo quarantadue persone che ci sono entrate

Nessuno tiene il conto di come si entra in questo settore. Ho cominciato a farlo io.

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Federica Salto
set 16, 2026
∙ A pagamento

Se siete sintonizzati da un po’ su questi canali conoscete il mio rapporto di amore/odio per Instagram. Però mi piace sempre molto fare i q&a: è con questo formato che ricevo gli spunti e gli scambi più interessanti. E infatti, quest’estate, proprio con una vostra domanda mi si è accesa la lampadina. E se per capire di più su come si entra nella moda raccontassimo le storie di chi ci è già passato?

Mi avete risposto in tanti, tantissimi (grazie, davvero 🙏). Alcuni in tre righe scritte di getto, altri con mail lunghissime mandate di notte o durante il pisolino di un figlio. Si passa dal reparto prototipi di un’azienda emiliana nei primi anni Ottanta a una scrivania di Brooklyn tre mesi fa.

Le ho lette tutte cercando uno schema per rispondere alla fatidica domanda. Spoiler: non c’è una formula magica. Quello che c’è, e che secondo me vale il tempo di questa lettura, è un fatto netto. Non esiste un percorso uguale all’altro e questa consapevolezza può servire a smettere di pensare di essere gli unici ad aver fatto una strada storta.

Per rompere il ghiaccio, parto io.

Era il lontano 2012 e, rullo di tamburi, il mio primo lavoro l’ho trovato tramite la scuola dove mi stavo diplomando. Si parla spesso della reale capacità degli istituti di moda di inserire i propri studenti nell’industria: io sono un esempio positivo, anche se poi il mio percorso è stato tutt’altro che lineare.

La stylist di still life di un settimanale stava cercando una persona che la affiancasse, un’assistente, per tre mesi, e si rivolse proprio alla mia scuola. Feci uno o due colloqui con lei e cominciai ancora prima di diplomarmi. Scoprii subito che il mondo dell’editoria di moda era un mondo di freelance e fui pagata per quei tre mesi a ritenuta d’acconto. Dopo aprii la partita IVA, offrendomi di aiutare le altre stylist di quello stesso giornale, cosa che feci fino a che cominciarono a chiamarmi sempre meno e io mi ritrovai con le tasse da pagare e un pugno di mosche in mano.

Fu sconfortante, ma la verità è che quella prima esperienza fu anche super positiva, per un solo motivo: la persona che mi aveva preso, la mia capa, passò quei tre mesi a insegnarmi il mestiere. Non che fossi diventata una stylist, ma mi diede gli strumenti per muovere i primi passi. Mentre io la “aiutavo” sui set (ricordo benissimo il panico di dover rimettere collane, braccialetti e orecchini ognuno nella sua bustina con codice, chissà che casini avrò fatto), lei mi insegnava a diventare una buona assistente. Non puoi farlo, infatti, senza contatti con gli uffici stampa, e lei mi portò in giro, mi presentò, mi diede gli indirizzi, mi fece mandare mail.

Di esperienze ne ho fatte una marea, dopo, ma sono sicura che quella è stata la più utile. E quando mi chiedono “da dove comincio?”, io rispondo “cercati un buon capo”.

Ma ora passiamo ai vostri racconti. Ne ho fatto un video, alcune le ho lette per intero perché valeva proprio la pena.

Una cosa prima di andare avanti. Questa è la prima raccolta e ho intenzione di farne altre, perché quaranta e passa storie bastano a vedere qualcosa ma non tutto: mi manca chi ci ha provato e non è entrato, mi manca quasi tutta la filiera che produce, mi mancano le persone entrate negli ultimi due anni. Quindi continuate a scrivermi, in privato o nei commenti. Resta tutto anonimo, come questa volta.

Leggere tutte le mail, incrociarle una per una e poi andare a controllare quanto prende per legge uno stagista oggi e quanto costa una stanza a Milano richiede tempo. Quel tempo me lo posso permettere perché una parte di voi ha deciso di abbonarsi. È letteralmente il modo in cui questa ricerca esiste.

Da qui in avanti c’è quello che vi aspettate da questa newsletter, e cioè voi e io insieme a provare a capire come funziona davvero. Si parla di porte d’ingresso, di soldi, e di quanti hanno finito per cavarsela da soli.

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